Breve Storia dell' Evoluzione della Penna

Dalla Penna d'Oca alla Biro

Si ricorre pertanto a penne già pronte,  costruite in plastica ed acciaio, e vendute  nella cartolerie attrezzate. Attualmente, in commercio sono comunemente reperibili pennini  come i Parker, gli Shaffer, i Reform ,mentre è  più difficile trovare i Rotring e sopratutto  i Platignum .

I pennini in acciaio  sono molto robusti e resistenti, sono poco costosi e durano  più a lungo  delle penne d'oca, ma sono molto duri e poco elastici. La scrittura col pennino d'acciaio è più costante di quella con la penna d'oca, ma è al contempo  più dura e meno scorrevole in quanto il tratto dolce e naturale che si ottiene con la penna d'oca è inimitabile.  La scelta più importante riguarda le  dimensioni della parte squadrata  del pennino in quanto condizionano le dimensioni delle lettere che si vanno a scrivere e pertanto mentre ad esempio il gotico  richiede pennini  più larghi, i caratteri di cancelleria  prediligono un pennino più stretto e così via.

Nonostante l' immensa diffusione del pennino, che fece arricchire molti industriali e che sembrava non aver termine, ad un certo punto ogni produzione cessò.  La sua vita durò circa un secolo, ma, nonostante ciò, il pennino ha svolto un ruolo fondamentale per la diffusione della scrittura.


Le  prime sporadiche comparse del pennino risalgono al 1691 quando, le religiose di Port Royal, usavano pennini di rame che fabbricavano da sé. Nel 1717 i verbali degli stati generali dei Paesi Bassi venivano redatti con pennini di forma tubolare in argento e montati su cilindri/penne anch'essi d'argento. Nel 1738, Voltaire scrisse a Thierot per fare un' ordinazione di pennini d'oro e nel 1763, la principessa di Carignano donò al piccolo Mozart pennini d'argento per il suo settimo compleanno.

In quegli anni, il loro mancato successo fu dovuto principalmente al fatto che presentavano nel loro uso problemi di difficile soluzione tecnica ed erano comunque strumenti d' élite, costruiti a mano uno per uno. Solo la rivoluzione industriale permetterà al pennino di affermarsi come indiscusso intermediario della scrittura. 

Gli  inventori dei primi pennini artigianali furono gli inglesi Gillot, Mason, Mitchell, e Perry ed in particolare Gillot, grazie al suo apprendistato con il celebre coltellinaio Skinner,  apprese i segreti del procedimento industriale di fusione, tempra e laminazione dei metalli e, capace di sfruttare i nuovi macchinari, cominciò a produrre manufatti industriali il cui prezzo era notevolmente  inferiore rispetto a quelli realizzati artigianalmente.

Rispetto all'Inghilterra, nel resto d'Europa la diffusione del pennino procedeva più lentamente. Il francese Pierre Blanzy, importatore di pennini dall'Inghilterra, fu il primo a  permettere alla Francia d'intuire  l'importanza e la potenzialità del pennino industriale tanto che  strinse accordi tecnico/commerciali coi più importanti produttori britannici. Dal 1905, seppur lentamente, si cominciò  a produrre pennini anche in Germania mentre in Italia ed in America occorrerà aspettare il 1920. La marcia trionfale del pennino continuò  ad espandersi fino in Cina e in Giappone, nonostante in questi paesi si usasse normalmente il pennello per gli ideogrammi. 

Parallelamente all'industria del pennino, nacque quella delle scatole per contenerli, realizzate principalmente con latta e cartone ed impreziosite  da serigrafie, etichette colorate, disegni e grafica d'effetto per diffondere al meglio il loro contenuto.

I Francesi riportavano sulle etichette scrittori famosi, eroi romantici, episodi di storia militare mentre, quelle italiane, esaltavano la monarchia e soprattutto il regime fascista, il militarismo, l'audacia, la velocità e la vittoria ; quelle tedesche avevano invece l'aquila nera, croci uncinate e  scene militari.

Del pennino vi sono state oltre 10.000 varianti. Vennero fabbricati infatti pennini con nomi più o meno importanti, con le forme più varie ( con torri, con manina e dito?), pennini protesi per combattere il crampo dello scrittore, pennini di  vetro ed anche pennini d'oro e d'argento con steli o cannucce (stilofori) in cui inserirli altrettanto pregiati  e, per i più abbienti, pennini con pietre preziose.

Vista la fantasia dei produttori e il basso costo del pennino, questa realtà pareva non dovesse tramontare mai, ma nel 1938, il giornalista ungherese László József Biró trovò una soluzione al problema delle macchie che i pennini lasciavano sui fogli sostituendo il tipo d' inchiostro che si usava per scrivere con quello ad essiccamento rapido delle rotative che stampavano i giornali. Purtroppo il nuovo liquido era denso e rendeva difficoltosa e poco fluida la scrittura e così gli venne un'altra idea, semplice e geniale: all'interno della punta, Birò inserì una piccola pallina metallica che permetteva la distribuzione omogenea dell'inchiostro con lo stesso principio che permetteva ai cilindri rotanti di stampare la carta dei giornali: nasceva così la penna a sfera e tramontava il pennino.


Nel 1943 Birò brevettò la sua invenzione, ma  il successo arrivò quando il barone francese Bich compro' il brevetto  ed inizio' a commercializzarla in tutto il mondo presentandola al grande pubblico nel 1945 in Argentina con lo pseudonimo di "Eterpen", anche se da allora fu associata al nome di Bich il quale divenne ricchissimo, a differenza del suo inventore che morì povero.